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La comunicazione è ovunque. Nelle pubblicità che ci scorrono sotto gli occhi, nelle parole che scegliamo di usare su WhatsApp, nei contenuti che consumiamo e produciamo ogni giorno online. Non stupisce quindi che i corsi di laurea in Comunicazione attraggano ogni anno migliaia di studenti e studentesse: il fascino è forte, e le possibilità sembrano infinite. Ma dietro questa parola così generica, ci sono percorsi universitari molto diversi tra loro. Alcuni più teorici, altri più pratici. Alcuni orientati ai media digitali, altri alla sociologia, al marketing o alla scrittura. Prima di scegliere, è importante capire bene cosa si studia, cosa aspettarsi e che tipo di porte può aprire davvero una laurea in questo ambito.

Cosa si intende per “comunicazione” all’università?

La parola “comunicazione” viene spesso usata in modo vago, e questo crea aspettative poco realistiche. Se ti immagini un corso pratico in cui impari subito a fare il copywriter, il giornalista o il social media manager, potresti restare un po’ spiazzato. I corsi di laurea in Comunicazione, in realtà, ti offrono prima di tutto una preparazione teorica e critica per capire come funzionano i processi comunicativi nella società, nei media, nella cultura e nel mondo del lavoro.

Studiare Comunicazione significa imparare a leggere i meccanismi che stanno dietro ai messaggi che riceviamo e che trasmettiamo, a comprendere il ruolo che i media giocano nella costruzione dell’opinione pubblica, a riconoscere i linguaggi della pubblicità, del cinema, della radio, dei social e non solo. Non è un corso tecnico, ma ti fornisce strumenti per analizzare, riflettere e poi, eventualmente, creare.

I corsi di laurea in Comunicazione: quali sono e come funzionano

Se cerchi un corso di laurea in Comunicazione, ti imbatterai spesso nella sigla L-20 che corrisponde alla classe “Scienze della comunicazione”. È quella che accomuna la maggior parte dei percorsi triennali offerti in Italia in questo ambito. Ma non farti ingannare dalla sigla: dietro si nascondono approcci anche molto diversi tra loro, a seconda dell’ateneo e dell’impostazione didattica.

I nomi dei corsi cambiano, e non è solo una questione di marketing: spesso riflettono vere differenze nei contenuti, nelle materie offerte e negli sbocchi su cui puntano. Ecco alcune denominazioni frequenti e cosa implicano:

  • Scienze della comunicazione. È il titolo più classico, usato da molte università. Solitamente indica un corso con un taglio teorico-analitico, che affronta la comunicazione de una prospettiva umanistica e sociale: semiotica, sociologia dei media, teoria dell’informazione, storia della comunicazione, linguaggi dei media tradizionali e digitali. È una buona base per chi intende proseguire con una magistrale.
  • Comunicazione e media digitali. Qui il focus si sposta sul mondo del digitale: social media, contenuti online, nuove tecnologie. Spesso prevede più laboratori pratici in cui sperimentare strumenti come editing video, grafica, web writing o produzione multimediale. Ideale per chi immagina un futuro nel marketing digitale, nella produzione di contenuti o nel mondo dei social.
  • Comunicazione pubblica e d’impresa. Questo tipo di percorso di concentra sul modo in cui le organizzazioni – aziende, enti pubblici, istituzioni – comunicano con il loro pubblico. Le materie includono comunicazione istituzionale, relazioni pubbliche, branding, gestione della crisi, ma anche diritto, economia e marketing. È adatto a chi è interessato al mondo del lavoro già dal triennio.
  • Comunicazione, tecnologie e culture digitali. Un titolo che segnala una forte attenzione all’intersezione tra media e società, con uno sguardo alle trasformazioni culturali portate dal digitale. I corsi di questo tipo tendono a unire riflessione teorica e competenze digitali, con spazi per progetti e contenuti creativi.
  • Comunicazione interculturale. Qui il focus è sull’incontro tra culture, lingue e linguaggi. Si studiano i fenomeni comunicativi in contesti internazionali, le dinamiche dei flussi migratori, il dialogo tra identità diverse. È una scelta interessante per chi ha una spiccata sensibilità sociale e desidera lavorare in contesti internazionali, educativi o di mediazione culturale.

Ma quali sono gli esami principali che incontrerai lungo il percorso? Ogni corso ha un suo piano didattico, ma ci sono alcune materie che ricorrono quasi sempre e costituiscono la spina dorsale della formazione.

  • Semiotica: lo studio dei segni e dei significati, fondamentale per capire come funzionano i linguaggi.
  • Sociologia della comunicazione: analizza il ruolo dei media e dei processi comunicativi nella società.
  • Teorie e tecniche della comunicazione: offre un inquadramento delle principali correnti teoriche e modelli.
  • Lingua e linguistica italiana: spesso presente per affinare le competenze espressive e analitiche.
  • Giornalismo e informazione: per conoscere i linguaggi e le logiche della comunicazione giornalistica
  • Marketing e comunicazione d’impresa: sempre più diffusi nei corsi che guardano al mondo aziendale.
  • Psicologia della comunicazione: per comprendere i meccanismi cognitivi e relazionali alla base dei messaggi.
  • Media digitali e multimedialità: nei corsi più aggiornati, includono anche laboratori pratici e project work.

A questi si aggiungono esami opzionali, attività a scelta dello studente, laboratori, stage e – in alcuni atenei – moduli professionalizzanti già durante il triennio.

Naturalmente, ogni università struttura il suo corso con un mix diverso di materie obbligatorie, opzionali, laboratori, tirocini e progetti. Prima di scegliere, vale la pena consultare il piano di studi aggiornato sul sito dell’ateneo, verificare se ci sono esperienze all’estero (come Erasmus) e dare un’occhiata alle collaborazioni con il mondo del lavoro.

Dove si trovano i corsi di laurea in Comunicazione?

I corsi di laurea in Comunicazione (classe L-20) sono offerti da tantissime università italiane, sia pubbliche che private, ciascuna con un approccio leggermente diverso. Alcuni atenei danno più spazio alle discipline umanistiche e teoriche, altri privilegiano gli aspetti digitali, linguistici, aziendali o legati alla multimedialità. Vale la pena confrontare i piani di studio, le modalità di accesso e le attività pratiche offerte.

Ecco qualche esempio di atenei dove puoi trovare corsi ben strutturati in quest’area.

  • Università di Bologna (Campus di Forlì). Offre un corso molto apprezzato per l’equilibrio tra teoria e pratica, con la possibilità di orientarsi verso giornalismo, media digitali o comunicazione pubblica. Spesso è presente anche l’opzione di studiare parte del percorso all’estero.
  • Università degli Studi di Milano. Propone diversi curricula sotto il corso Comunicazione e società, con un focus sui linguaggi della comunicazione contemporanea, dai media tradizionali ai nuovi ambienti digitali. L’approccio è multidisciplinare e include anche materie sociologiche ed economiche.
  • Università di Padova. Ha attivi due corsi triennali: Comunicazione e Strategie di comunicazione. Il primo ha una base più teorica, il secondo è pensato per chi vuole applicare subito le conoscenze nel mondo aziendale o pubblicitario.
  • Università di Torino. Il corso in Comunicazione interculturale unisce competenze linguistiche e culturali a un approccio sociologico e mediatico, con forte attenzione alla dimensione internazionale.
  • Università di Roma “La Sapienza”. Propone corsi diversi come Comunicazione pubblica e d’impresa o Scienze e tecnologie della comunicazione, alcuni dei quali prevedono l’accesso con TOLC-SU o test specifici.
  • Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano). Privata. Offre percorsi con un taglio più umanistico e filosofico, ma anche sbocchi concreti nel mondo dell’informazione, dell’advertising e della comunicazione corporate. Ottimi i contatti con il mondo del lavoro.
  • IULM-Libera Università di Lingue e Comunicazione (Milano). Privata. Specializzata nell’ambito comunicativo, con corsi aggiornati sulle nuove professioni digitali, numerosi laboratori e una forte impronta internazionale. È una scelta molto gettonata per chi punta a carriere in media, pubblicità, eventi e marketing.

Come si accede ai corsi di laurea in Comunicazione?

Nella maggior parte delle università, l’accesso ai corsi di laurea in Comunicazione è libero, cioè non è prevista una selezione in ingresso. Tuttavia, molte sedi richiedono comunque il superamento di un test di verifica delle conoscenze iniziali, utile per orientare gli studenti e individuare eventuali lacune da colmare nel primo anno. In alcuni atenei, invece, l’accesso è a numero programmato locale, con graduatoria basata sul punteggio ottenuto in un test: in questi casi, il punteggio conta davvero per entrare.

Sempre più spesso, sia per le selezioni vere e proprie sia per le prove di verifica, viene adottato il TOLC-SU, un test nazionale erogato dal CISIA. il TOLC-SU si svolge online, in presenza o da casa, e può essere sostenuto più volte durante l’anno. Puoi usare il punteggio migliore per partecipare alle selezioni delle università che lo richiedono.

La struttura della prova include:

  • comprensione del testo (30 quesiti), brani da leggere e analizzare per rispondere a domande di logica e interpretazione;
  • conoscenze e competenze acquisite negli studi (10 quesiti), domande su discipline come storia, filosofia, scienze umane;
  • ragionamento logico (10 quesiti), quesiti di logica verbale e deduttiva;
  • prova di inglese (30 quesiti), valutata separatamente.

Per prepararti al meglio, puoi contare su strumenti di Alpha Test: i libri, con teoria, esercizi svolti, simulazioni ufficiali e strategie di comunicazione, e i corsi, pensati per guidarti passo dopo passo nella preparazione e farti arrivare al test con il supporto di docenti e tutor.

Per chi è il corso giusto?

I corsi di laurea in Comunicazione sono ideali per chi ha interesse per il mondo dei media e della società, per il linguaggio e per la cultura contemporanea. Se ti piace scrivere, osservare, analizzare come funzionano le cose (dai social alle pubblicità), e se sei una persona curiosa, creativa, con buone capacità di espressione scritta e orale, potresti trovarti davvero bene.

Non è invece il percorso più adatto a chi cerca un corso “pratico” fin da subito, o una preparazione tecnica in senso stretto. Non imparerai a usare i software di grafica come in un corso professionale né diventerai esperto di social media management in tre mesi. Ma potrai acquisire le competenze teoriche e critiche per lavorare in quei contesti, se lo vorrai.

Che sbocchi offre una laurea in Comunicazione?

Una laurea in Comunicazione può aprire tante porte, ma non tutte si spalancano automaticamente. È un percorso che offre una formazione ampia e trasversale, e per questo può portarti in direzioni diverse, anche molto creative. Ma proprio per la sua ampiezza, richiede da parte tua la voglia di costruirti un profilo, fare esperienze, approfondire alcune competenze in modo più verticale.

Ecco alcuni dei principali ambiti professionali in cui potresti inserirti dopo la laurea.

  • Comunicazione d’impresa. All’interno di aziende, enti pubblici, fondazioni o organizzazioni non profit potresti occuparti di redigere comunicati, curare la comunicazione interna, organizzare eventi, costruire l’identità del brand, gestire le relazioni con il pubblico e i media. È un settore in crescita, ma serve una buona capacità organizzativa e relazionale.
  • Marketing e pubblicità. Se ti affascina capire cosa spinge le persone a scegliere un prodotto o un servizio, qui potresti trovare il tuo posto. Si va dalla scrittura pubblicitaria (copywriting) alla pianificazione di campagne, dalla strategia digitale alla gestione dei canali promozionali. Spesso sono richieste competenze digitali, conoscenze base di analytics e capacità di lavorare in team.
  • Giornalismo e informazione. Anche se il giornalismo è cambiato molto (e continua a farlo), resta una delle vie più classiche per chi studia Comunicazione. Le opportunità spaziano dalla carta stampata all’online, dalla radio alla TV fino ai podcast e ai progetti indipendenti. È un mondo competitivo, dove contano tantissimo l’esperienza sul campo, la scrittura efficace e la capacità di trovare storie interessanti.
  • Social media e content creation. Se ti piace creare contenuti e conosci il linguaggio dei social, potresti lavorare come social media manager, community manager o content creator all’interno di aziende, agenzie o progetti personali. Qui la laurea in comunicazione fornisce la base teorica, ma per emergere servono creatività, aggiornamento costante e pratica quotidiana.
  • Uffici stampa e relazioni pubbliche. In questo campo, il tuo lavoro sarà quello di costruire e mantenere buone relazioni con i media, promuovere iniziative, gestire la reputazione di un’organizzazione. Servono ottime doti relazionali, padronanza della scrittura professionale e capacità di lavorare con scadenze serrate.
  • Editoria e scrittura professionale. Che si tratti di redigere articoli, curare la comunicazione editoriale di un libro, lavorare in una casa editrice o occuparsi di copywriting per il web, la parola scritta può diventare il tuo strumento quotidiano. In questo ambito, la laurea in Comunicazione si combina bene con buone capacità linguistiche e sensibilità narrativa.
  • Eventi e comunicazione culturale. Molti laureati in Comunicazione trovano spazio nell’organizzazione di eventi culturali, festival, mostre, rassegne o nella promozione di musei, teatri, fondazioni culturali. È un settore creativo e dinamico, ma spesso richiede flessibilità e disponibilità a lavorare anche in orari non convenzionali.
  • Ricerca, analisi e consulenza nei media. Alcuni percorsi universitari in Comunicazione includono anche una formazione più orientata alla ricerca accademica o di mercato. Potresti lavorare in istituti di sondaggi, agenzie di comunicazione politica, centri di analisi dei media e del linguaggio, oppure proseguire con una magistrale o un dottorato.

Come vedi, gli sbocchi ci sono, ma non c’è una sola strada tracciata. Per questo è fondamentale fare esperienze (stage, collaborazioni, progetti), mettersi alla prova, costruire il proprio percorso in modo attivo. E magari, dopo la triennale, valutare una laurea magistrale o un master che ti aiuti a specializzarti nel settore che ti interessa.

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