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Chi decide di diventare veterinario sceglie di svolgere la propria attività professionale occupandosi degli animali, tanto domestici quanto selvaggi o esotici: della loro salute, della diagnosi delle malattie, delle terapie più adatte in base alla problematica che si è riscontrata. Fare il veterinario significa anche tutelare e conservare il patrimonio faunistico e zootecnico di un dato Paese.

Per diventare veterinario come prima cosa bisogna superare il test di ammissione alla facoltà di Veterinaria e conseguire la laurea magistrale in Medicina veterinaria (classe 47/S), della durata di 5 anni, come stabilito dal Nuovo ordinamento.

L’obiettivo del corso di laurea è quello di trasmettere allo studente le competenze di carattere teorico e pratico in modo da formare un professionista che possa essere subito operativo. Sempre in relazione alla salute degli animali, il futuro veterinario dovrebbe essere in grado di occuparsi dei servizi di sanità, effettuare controlli sul territorio, svolgere attività di consulenza, curare e prevenire malattie, consigliare e commercializzare farmaci veterinari, seguire le fasi del macello, ispezionare e monitorare gli stabilimenti dove si lavorano alimenti di origine animale.

Ottenuta la laurea magistrale, bisogna superare l’esame di stato per l’abilitazione all’esercizio della professione. Esame che permetterà alla persona di iscriversi all’Ordine veterinario tenuto dalla Fnovi (Federazione nazionale ordini veterinari italiani). Per sostenere l’esame non c’è l’obbligo di alcun periodo di praticantato, come invece avviene per l’iscrizione ad altri ordini professionali.

Alla fine di questo percorso si diventa veterinario a tutti gli effetti e si potrà esercitare tale professione all’interno di strutture pubbliche o private e come libero professionista.

 

Fonte immagine: Pixabay.com/it

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