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Se vuoi lavorare a contatto con i bambini, contribuendo in prima persona alla loro crescita, il corso di laurea in Scienze della formazione primaria potrebbe essere la scelta perfetta per te. Si tratta di un percorso universitario pensato per chi desidera diventare insegnante nella scuola dell’infanzia o nella scuola primaria, con un approccio attivo al mondo dell’educazione. Ma cosa succede dopo la laurea? Quali opportunità concrete offre questo percorso? Scopriamolo insieme.

Un corso abilitante: cosa significa

Scienze della formazione primaria è un corso a ciclo unico della durata di cinque anni che, una volta completato, ti fornisce direttamente l’abilitazione all’insegnamento nella scuola dell’infanzia (materna) e nella scuola primaria (elementare).

Questo significa che, a differenza di molti altri percorsi, non dovrai affrontare ulteriori corsi abilitanti dopo la laurea: sarai già pronta o pronto a entrare nel mondo della scuola. Un bel vantaggio per chi ha le idee chiare e vuole cominciare presto a lavorare nel settore educativo.

Come si accede a Scienze della formazione primaria

Il corso è a numero programmato nazionale: ogni anno il Ministero dell’Università stabilisce, tramite un decreto, quanti posti sono disponibili in ciascun ateneo italiano.

Per accedere è necessario superare un test di ammissione, che si tiene di solito a settembre. Le prove, organizzate dalle università, seguono però criteri comuni stabiliti dal Ministero e includono domande a risposta multipla su:

  • competenza linguistica e ragionamento logico;
  • cultura letteraria, storico-sociale e geografica;
  • cultura matematico-scientifica.

Per affrontare il test con sicurezza è utile iniziare a prepararsi per tempo, usando libri specifici o seguendo corsi mirati, come quelli di Alpha Test. Un buon allenamento può fare la differenza!

Insegnare nella scuola dell’infanzia e primaria

L’insegnamento nella scuola dell’infanzia e primaria è lo sbocco naturale e più comune per chi si laurea in Scienze della formazione primaria. Una volta ottenuta l’abilitazione, puoi:

  • partecipare ai concorsi pubblici per l’insegnamento nelle scuole statali;
  • lavorare nelle scuole paritarie, dove spesso si entra tramite curriculum e colloqui interni;
  • inserirti nelle graduatorie GPS (Graduatorie Provinciali per le Supplenze), utilizzate per assegnare incarichi temporanei nelle scuole pubbliche. Le GPS sono suddivise per provincia e per ordine di scuola, e funzionano come liste di disponibilità da cui le scuole attingono in caso di necessità.

Di solito si comincia con supplenze brevi o annuali, ma con l’esperienza e il superamento del concorso si può ottenere una cattedra a tempo indeterminato, il famoso “ruolo”.

Come funziona il concorso per diventare insegnante

Il concorso per l’insegnamento nella scuola dell’infanzia e primaria è indetto periodicamente dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. È il principale canale per accedere a una posizione stabile nella scuola pubblica. Per partecipare, è necessario possedere la laurea in Scienze della formazione primaria oppure un titolo considerato equivalente.

Il concorso prevede:

  • una prova scritta con quesiti su pedagogia, didattica, inclusione e normativa scolastica;
  • una prova orale, che serve a valutare le competenze didattiche e la capacità di gestire una lezione;
  • la valutazione dei titoli, come certificazioni linguistiche, esperienze di insegnamento o corsi di perfezionamento.

Chi supera tutte le fasi entra in una graduatoria di merito valida per le assunzioni a tempo indeterminato.

Altri sbocchi lavorativi dopo la laurea

Anche se la maggior parte dei laureati sceglie l’insegnamento, questa non è l’unica strada possibile. Il titolo di studio in Scienze della formazione primaria apre anche a percorsi alternativi nel mondo dell’educazione alcuni dei quali possono essere seguiti mentre si è in attesa di entrare in ruolo:

  • educatore nei servizi per l’infanzia (0-3 anni), come nidi e micronidi, anche se in alcune Regioni può essere richiesto un titolo specifico;
  • coordinatore pedagogico in scuole, servizi educativi o enti pubblici, spesso dopo un master o un po’ di esperienza sul campo;
  • animatore o progettista educativo in associazioni, cooperative e organizzazioni del terzo settore, ad esempio in doposcuola, centri estivi o progetti per minori;
  • educatore nei servizi extrascolastici, come attività pomeridiane, laboratori, sportelli didattici o di supporto all’apprendimento.

Si tratta di ambiti in cui la preparazione pedagogica è molto apprezzata, soprattutto se accompagnata da soft skill come empatia, ascolto e capacità organizzative.

La possibilità di proseguire con master o specializzazioni

Una volta raggiunta la laurea, puoi scegliere di approfondire ulteriormente la tua formazione con:

  • master in bisogni educativi speciali (BES), didattica inclusiva, pedagogia o gestione dei servizi educativi;
  • il TFA Sostegno (Tirocinio Formativo Attivo), cioè il percorso per diventare insegnante di sostegno. È un’opzione molto richiesta e ti permette di lavorare con bambini e bambine con disabilità o bisogni educativi specifici.

Questi percorsi arricchiscono il tuo profilo professionale e aumentano le possibilità di trovare lavoro o di accedere a ruoli di maggiore responsabilità.

Quanto si guadagna?

Lo stipendio di un insegnante nella scuola dell’infanzia o primaria nella scuola statale parte da circa 1.300-1.400 euro netti al mese. Con il tempo, grazie agli scatti di anzianità, può arrivare oltre i 1.800 euro netti mensili.

Nelle scuole paritarie lo stipendio può variare molto, e spesso è leggermente inferiore rispetto a quello delle scuole statali. In altri contesti, come le cooperative o i servizi educativi per la prima infanzia, la retribuzione dipende dal tipo di contratto collettivo applicato e dall’esperienza maturata.

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