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L’ingegneria biomedica è il punto di incontro tra medicina e tecnologia. Se ti appassiona l’idea di progettare protesi, sensori, dispositivi medici o software per la diagnosi, questo corso potrebbe essere perfetto per te. Sempre più studenti lo scelgono in Italia, attratti anche dalle ottime prospettive professionali in ambito sanitario, industriale e della ricerca.
Cosa trovi in questo articolo
Come si accede al corso
Il corso di laurea in Ingegneria biomedica è attivo in molte università italiane ed è a numero programmato locale. Nella maggior parte dei casi l’accesso avviene tramite il TOLC-I, il test del consorzio CISIA dedicato all’area ingegneristica. Comprende domande di matematica, logica, scienze e comprensione verbale.
Per prepararti puoi studiare su manuali specifici o frequentare un corso di preparazione ad hoc.
Le università più conosciute per questo percorso includono il Politecnico di Milano, il Politecnico di Torino, l’Università di Bologna, la Sapienza di Roma e quella di Padova, ma il corso è disponibile anche in tanti altri atenei, con approcci diversi (più orientati alla meccanica, all’elettronica o alla bioinformatica a seconda della sede).
Cosa si studia a ingegneria biomedica
Il corso di laurea in Ingegneria biomedica combina le competenze fondamentali dell’ingegneria con le conoscenze di base delle scienze biologiche e mediche. L’obiettivo? Formare professionisti capaci di progettare tecnologie innovative per la salute e il benessere delle persone.
Il primo anno è dedicato principalmente alle materie di base, comuni a molti corsi di ingegneria:
- matematica (analisi, algebra, statistica),
- fisica (meccanica, termodinamica, elettromagnetismo),
- chimica generale e organica,
- informatica (programmazione e basi di dati),
- fondamenti di anatomia e fisiologia (per cominciare a conoscere il corpo umano anche dal punto di vista ingegneristico).
Nel secondo anno iniziano le materie più orientate al mondo biomedicale.
- Bioingegneria: studio dei sistemi biologici attraverso modelli matematici e simulazioni.
- Biomeccanica: applicazione della meccanica al movimento e alla struttura del corpo umano.
- Elettronica e segnali biomedici: come si acquisiscono e interpretano i segnali elettrici generati dal corpo (come ECG e EEG).
- Fondamenti di ingegneria clinica: come si gestiscono i dispositivi in ospedale.
Il terzo anno approfondisce ancora di più l’ambito tecnologico-sanitario.
- Immagini mediche e diagnostica per immagini: tecnologie come tac, risonanza magnetica, ecografia.
- Biomateriali: studio dei materiali compatibili con il corpo umano (usati per protesi, valvole cardiache, impianti).
- Tecnologie per la riabilitazione: robotica e dispositivi per supportare pazienti in fase post-operatoria o con disabilità.
- Intelligenza artificiale e machine learning in ambito biomedico (in alcuni corsi): uso di algoritmi per analizzare i dati clinici.
Infine, è previsto un tirocinio (in azienda, ospedale o laboratorio) e un progetto di tesi spesso collegato a casi reali o prototipi di dispositivi medici.
Ingegneria biomedica o Medicina?
Una domanda che molti si pongono è: meglio ingegneria biomedica o Medicina? La risposta dipende da cosa ti motiva di più.
| Ingegneria Biomedica | Medicina |
| Laurea triennale + magistrale | Laurea magistrale a ciclo unico |
| Focus su progettazione, tecnologia, innovazione | Focus su diagnosi, cura, relazione con il paziente |
| Lavoro in azienda, ospedale, ricerca | Lavoro come medico (con specializzazione) |
| Accesso con TOLC-I o test locale | Dal 2025: semestre libero + esami con graduatoria |
La grande differenza è che l’ingegnere biomedico lavora per la salute (progetta tecnologie, strumenti, software), mentre il medico lavora con la salute (cura i pazienti). In comune hanno una forte componente scientifica e il desiderio di fare la differenza in ambito sanitario.
Sbocchi lavorativi: dove lavora un ingegnere biomedico?
La laurea in ingegneria biomedica apre le porte a un settore in forte espansione, in cui la tecnologia è sempre più al servizio della salute. Gli sbocchi lavorativi sono numerosi e variano molto in base al tipo di percorso seguito (triennale, magistrale, eventuale dottorato) e alle competenze sviluppate durante gli studi.
Ecco i principali ambiti in cui un ingegnere biomedico può lavorare.
Ospedali e strutture sanitarie
Molti laureati trovano lavoro come ingegneri clinici, figure sempre più importanti all’interno degli ospedali pubblici e privati. Si occupano di:
- selezionare e testare nuove tecnologie mediche
- gestire e manutenere le apparecchiature (come ecografi, TAC, defibrillatori, robot chirurgici)
- garantire la sicurezza dei dispositivi in uso
- formare il personale sanitario all’uso corretto delle tecnologie.
Aziende del settore biomedicale
Molti ingegneri biomedici lavorano in industrie che progettano e producono dispositivi medici (come pacemaker, protesi ortopediche, valvole cardiache), strumenti diagnostici e terapeutici, software per l’elaborazione di immagini mediche o per il monitoraggio dei pazienti, tecnologie indossabili (come smartwatch medici o sensori di glicemia).
Possono occuparsi di progettazione tecnica, ma anche di collaudo, certificazione di qualità, assistenza tecnica, o lavorare come application specialist (cioè esperti che aiutano ospedali e medici a usare al meglio le tecnologie).
Centri di ricerca e università
Chi è interessato alla ricerca può proseguire con un dottorato di ricerca e lavorare in università – come ricercatore o docente –, enti pubblici come il CNR o l’INAIL, laboratori che si occupano di innovazione biotecnologica, imaging medicale, neuroingegneria, intelligenza artificiale applicata alla salute. Spesso questi percorsi portano anche a collaborazioni internazionali, startup e progetti europei.
Start-up e innovazione digitale
L’intersezione tra sanità e tecnologia è un terreno fertile per le start-up MedTech. Sempre più ingegneri biomedici si dedicano a:
- sviluppo di app per la salute e la telemedicina,
- progettazione di dispositivi IoT per il monitoraggio a distanza,
- intelligenza artificiale per diagnosi o supporto alle decisioni cliniche.
In questi contesti, oltre alle competenze tecniche, servono anche spirito imprenditoriale e creatività.
Normativa, regolamentazione e consulenza
Un altro sbocco interessante è quello della certificazione e regolamentazione. Gli ingegneri biomedici possono lavorare per enti che si occupano di:
- approvazione CE dei dispositivi medici,
- valutazione della conformità a normative come il Regolamento Europeo MDR,
- consulenza tecnica e documentazione per aziende sanitarie e laboratori.
È un settore molto tecnico, ma fondamentale per garantire che le tecnologie sanitarie siano sicure ed efficaci.
E con la sola triennale?
Con la laurea triennale si può già entrare nel mondo del lavoro, soprattutto in ruoli tecnici o operativi all’interno di aziende biomedicali o ospedali. Tuttavia, per accedere a ruoli più avanzati, a carattere progettuale o gestionale, è fortemente consigliata la laurea magistrale.
I numeri del settore
Il settore biomedicale è uno dei più dinamici e in crescita sia in Italia che a livello globale. I dati confermano che studiare ingegneria biomedica oggi significa investire in un futuro professionale ricco di opportunità.
Inserimento nel mondo del lavoro
Secondo il report Almalaurea 2023:
- il 76,8% dei laureati magistrali in Ingegneria biomedica lavora già a 1 anno dalla laurea.
- A 5 anni dalla laurea, il tasso di occupazione sale a oltre il 90%.
- Il 70% lavora in aziende private (industria medtech, ICT, consulenza).
- Il 20% trova impiego in strutture sanitarie (ospedali, ASL, centri di riabilitazione).
- Il 10% prosegue in ambito accademico o della ricerca (università, enti pubblici, PhD).
Stipendio medio
Sempre secondo Almalaurea:
- a un anno dalla magistrale, lo stipendio netto mensile è di circa 1.400 euro;
- dopo 5 anni, la retribuzione sale a circa 1.700-1.800 euro, con punte superiori per chi lavora in ambito R&D o all’estero.
La crescita del settore biomedicale in Italia
Secondo Confindustria Dispositivi Medici:
- il comparto biomedicale italiano conta più di 4.500 aziende per un totale di 118.00 addetti;
- il 60% delle imprese si concentra tra Lombardia, Emilia Romagna e Veneto;
- il fatturato del settore ha superato i 18 miliardi di euro nel 2023, con una crescita annua del 7%.
L’Italia è il secondo produttore europeo di dispositivi medici e uno dei maggiori esportatori al mondo: questo genera una forte domanda di ingegneri specializzati.
Domanda internazionale
Chi sceglie questo percorso non si limita al mercato italiano: le competenze tecniche e scientifiche di un ingegnere biomedico sono altamente richieste anche all’estero, soprattutto in Germania, Svizzera, USA e Paesi Bassi.
Le figure con competenze in intelligenza artificiale, big data e bioinformatica applicate alla medicina sono tra le più ricercate in Europa.
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