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La graduatoria di Medicina 2025 è uscita. Per migliaia di studenti e studentesse è il punto di arrivo di mesi intensi, segnati da lezioni universitarie, esami ravvicinati e regole che, strada facendo, sono anche cambiate.
Ora che i dati sono pubblici, vale la pena fermarsi un attimo e guardarli con attenzione: non solo per capire quanti sono entrati, ma soprattutto per capire che cosa ci racconta questo primo anno del nuovo sistema di accesso.
Cosa trovi in questo articolo
Solo il 14% con tre sufficienze: il dato che colpisce
Partiamo dal numero che ha fatto più rumore. Considerando tutti gli iscritti al semestre filtro — circa 54.000 studenti — solo il 14% avrebbe superato il primo semestre con tre esami su tre, rispettando i requisiti inizialmente previsti.
Un dato che, da solo, dice molto sulla difficoltà del percorso: il semestre filtro non è stato un “semestre di prova”, ma un intenso bimestre universitario, con programmi densi e tempi stretti. Per molti studenti, arrivare preparati a tre esami ravvicinati si è rivelato più complesso del previsto.
Il cambio di regole e l’allargamento della graduatoria
Quel 14%, però, non racconta tutta la storia. Con il decreto del 22 dicembre, infatti, le regole sono cambiate in corsa e la graduatoria è stata riorganizzata in nove scaglioni, in base al numero di esami superati e alla gestione dei rifiuti.
Il risultato è stato un ampliamento significativo della platea degli idonei:
- 22.688 studenti sono entrati in graduatoria;
- di questi, solo 7.655 hanno tre sufficienze su tre.
La distribuzione per scaglioni mostra una situazione molto disomogenea:
- I–IV scaglione (3/3): 7.655 studenti
- V scaglione (2/3): 7.320 studenti
- VI scaglione (2/3): 601 studenti
- VII scaglione (1/3): 6.738 studenti
- VIII–IX scaglione: poche centinaia di studenti
Questo significa che una parte rilevante della graduatoria è composta da studenti che non hanno completato tutti gli esami previsti, ma che sono comunque rientrati grazie alla nuova struttura dei criteri.
Posti disponibili e copertura: cosa sarebbe successo senza il decreto
Un altro dato chiave riguarda la copertura dei posti. Se le regole iniziali fossero rimaste invariate, i posti disponibili per Medicina (circa 17.000) non sarebbero stati coperti. Il cambio di criteri ha quindi permesso di riempire la graduatoria, ma ha anche introdotto un elemento di incertezza che molti studenti hanno percepito chiaramente durante il percorso.
È uno degli aspetti più delicati di questo primo anno: il sistema è nuovo, sperimentale, e alcuni aggiustamenti sono arrivati quando il semestre era già concluso.
Punteggi molto diversi tra le sedi
A rendere il quadro ancora più complesso c’è la forte variabilità tra le università.
I punteggi minimi di assegnazione cambiano in modo significativo da sede a sede, segno che il livello di selettività non è stato uniforme.
Per fare due esempi estremi:
- Università di Milano Bicocca: punteggio dell’ultimo assegnato 760,4 (prima sezione);
- Università di Tor Vergata – sede di Tirana: punteggio dell’ultimo assegnato 119,4 (settima sezione).
Numeri così distanti raccontano un sistema ancora in fase di assestamento, in cui la competizione si è distribuita in modo molto diverso sul territorio.
Cosa ci dice davvero questo primo anno
Nel complesso, i dati della graduatoria di Medicina 2025 suggeriscono alcune riflessioni importanti:
- il semestre filtro, così come è stato strutturato, non ha garantito a tutti basi sufficientemente solide in un arco di tempo molto breve;
- il cambio delle regole ha ampliato l’accesso, ma ha anche aumentato incertezza e disorientamento, con il rischio di rinunce anticipate;
- questo primo anno va letto come un anno di rodaggio di un sistema nuovo, che probabilmente verrà aggiustato nei prossimi cicli.
Prepararsi oggi: perché le basi contano più di prima
Una cosa, però, è già chiara: con la selezione spostata sugli esami universitari, arrivare al semestre filtro con basi fragili è un rischio enorme.
Biologia, chimica, fisica e metodo di studio non si improvvisano in poche settimane, soprattutto quando gli esami sono ravvicinati e richiedono un livello di autonomia tipicamente universitario.
Prepararsi significa lavorare su due piani. Prima dell’inizio del semestre, è fondamentale consolidare le basi scientifiche, chiarire gli argomenti chiave e arrivare alle prime lezioni con strumenti già solidi: in questo, libri e corsi di preparazione specifici aiutano a costruire un metodo e a evitare di accumulare lacune difficili da recuperare. Durante il semestre, invece, serve un supporto continuo per affrontare i programmi universitari, ripassare in modo mirato e sciogliere i nodi che inevitabilmente emergono seguendo le lezioni.
Il nuovo accesso a Medicina non è più una prova unica da giocarsi in poche ore, ma un percorso che si costruisce nel tempo. E proprio per questo, oggi più che mai, studiare con materiali pensati per il semestre filtro e affiancare allo studio individuale spiegazioni strutturate e affidabili può fare davvero la differenza.
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