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Ti piacerebbe aiutare i bambini a crescere e a superare difficoltà legate al movimento, al comportamento o alla relazione? Se la risposta è sì, potresti trovare nel terapista della neuropsicomotricità dell’età evolutiva la professione giusta per te.

Spesso chiamato semplicemente neuropsicomotricista, questo professionista sanitario si occupa di accompagnare i più piccoli in percorsi di sviluppo e riabilitazione, unendo gioco, movimento e conoscenze cliniche.

Tra le 23 professioni sanitarie disponibili in Italia, questa è tra quelle con i migliori dati occupazionali: l’81,1% dei professionisti lavora a un anno dalla laurea. In questo articolo ti spieghiamo chi è, cosa fa e come si diventa terapista della neuropsicomotricità.

Chi è il terapista della neuropsicomotricità

Il terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva (TNPEE) è un professionista sanitario laureato, abilitato a intervenire in casi in cui lo sviluppo di un bambino presenti ritardi, alterazioni o difficoltà nelle aree del movimento, della comunicazione, della relazione o del comportamento. Lavora con bambini e ragazzi dalla nascita fino ai 18 anni, con un’attenzione particolare alla prima infanzia (0-6 anni), fase in cui l’intervento precoce è spesso determinante per il recupero e il benessere a lungo termine.

La sua attività si basa su un approccio globale, che considera il bambino nella sua unità mente-corpo, e mira a favorire uno sviluppo armonico nelle seguenti aree:

  • motoria: postura, coordinazione, equilibrio, motricità fine e globale;
  • cognitiva: attenzione, memoria, organizzazione spazio-temporale, pianificazione dell’azione;
  • affettiva e relazionale: regolazione delle emozioni, relazione con l’altro, autonomia personale.

Il TNPEE non si limita a “fare esercizi”, ma costruisce un percorso terapeutico attraverso il gioco e l’osservazione attiva stabilendo una relazione significativa con il bambino o la bambina. Progetta e realizza interventi individualizzati, che possono includere attività psicomotorie, esperienze sensoriali, dinamiche di gruppo, esercizi strutturati o momenti simbolici, a seconda delle specifiche difficoltà e delle potenzialità di ogni piccolo paziente.

Lavora in stretta sinergia con altre figure dell’ambito sanitario ed educativo – in particolare logopedisti, fisioterapisti, psicologi, educatori e neuropsichiatri infantili – per costruire un progetto riabilitativo condiviso e monitorare in modo coordinato i progressi del bambino o della bambina. Inoltre, dialoga con la famiglia accompagnando i genitori nella comprensione delle difficoltà del figlio e offrendo strumenti per supportarne la crescita anche nella vita quotidiana.

Cosa fa il neuropsicomotricista

Il neuropsicomotricista lavora ogni giorno per aiutare bambini e ragazzi a superare difficoltà legate allo sviluppo psicomotorio, al comportamento o alla relazione. Il suo intervento è altamente personalizzato e tiene conto dell’età, del profilo di sviluppo e del tipo di disturbo del bambino.

Il cuore del suo lavoro è la seduta di neuropsicomotricità, uno spazio protetto in cui il bambino può giocare, muoversi, esplorare e comunicare, seguito da un terapista che osserva e guida ogni azione con un obiettivo preciso.

Le attività possono includere:

  • percorsi motori per stimolare l’equilibrio, la coordinazione o la consapevolezza corporea;
  • giochi simbolici (come simulare situazioni di vita quotidiana o usare oggetti come fossero altro) per sostenere il linguaggio, la creatività e l’interazione sociale;
  • disegno, pittura o manipolazione di materiali per migliorare la motricità fine e favorire l’espressione emotiva;
  • attività a coppie o in piccoli gruppi per incentivare la cooperazione, il rispetto delle regole e le abilità sociali;
  • esercizi strutturati per bambini con disturbi specifici, ad esempio schede motorie, schemi corporei da imitare, attività per il controllo dell’impulsività.

Il neuropsicomotricista lavora spesso con bambini che presentano:

  • disturbi dello spettro autistico, supportando le competenze comunicative e relazionali
  • disturbi del linguaggio o della coordinazione motoria;
  • riatrdi globali di sviluppo, anche in presenza di sindromi genetiche o disabilità intellettive;
  • disturbi comportamentali, come ADHD (iperattività e deficit di attenzione);
  • disagi emotivi o difficoltà nella regolazione delle emozioni.

Le sedute si svolgono solitamente una o due volte a settimana, in ambienti pensati per favorire il movimento, la relazione e la sicurezza, spesso attrezzati con materassi, palle, specchi, strutture modulari, giochi simbolici e materiali creativi.

Al termine di ogni seduta, il terapista riflette sull’andamento e aggiorna il progetto terapeutico. Inoltre, collabora attivamente con la famiglia, la scuola e altri specialisti, condividendo osservazioni e strategie utili anche nel contesto quotidiano del bambino.

Dove lavora il terapista della neuropsicomotricità

Il terapista della neuropsicomotricità può operare in una grande varietà di contesti, sia pubblici che privati, ed è sempre più richiesto all’interno di équipe multidisciplinari che si occupano della salute e dello sviluppo dei bambini.

Servizi sanitari pubblici

Molti TNPEE lavorano all’interno di ASL, ospedali pediatrici o centri di neuropsichiatria infantile, dove seguono bambini con diagnosi complesse i inseriti in percorsi riabilitativi. In questi casi il terapista è spesso parte di un’équipe formata da logopedisti, psicologi, neuropsichiatri infantili, fisioterapisti ed educatori. Si occupa di valutazioni funzionali, trattamenti individuali o di gruppo e supporto alla famiglia.

Strutture accreditate e centri convenzionati

Una buona parte dei neuropsicomotristi lavora in centri privati accreditati con il Servizio Sanitario Nazionale, cioè strutture che offrono prestazioni grautite o parzialmente rimborsate dalle famiglie, previa prescrizione medica. Qui il terapista gestisce percorsi riabilitativi continuativi, spesso affiancati da incontri periodici con genitori e insegnanti.

Studi professionali e libera professione

Un’altra possibilità è aprire uno studio privato oppure collaborare come libero professionista in studi polispecialistici. In questo caso, il terapista lavora su appuntamento con le famiglie, spesso in contesti più flessibili, ma anche più impegnativi dal punto di vista gestionale. Alcuni collaborano anche con asili nido, scuole dell’infanzia o centri educativi proponendo screening, attività preventive o laboratori psicomotori.

Terzo settore e servizi socioeducativi

In alcune regioni italiane è attiva una rete di cooperative sociali, associazioni e fondazioni che offrono servizi educativi e riabilitativi i collaborazione con gli enti locali. Il terapista può partecipare a progetti scolastici inclusivi, interventi domiciliari, servizi per l’autismo, attività di sostegno alla genitorialità o laboratori per bambini con disabilità.

Contesto scolastico e formativo

Sebbene non sia una figura scolastica in senso stretto, il TNPEE può collaborare con scuole pubbliche o private partecipando a progetti di osservazione, prevenzione e formazione rivolti a insegnanti e genitori. In alcune realtà può anche condurre interventi in classe, a supporto di bambini con bisogni educativi speciali o disturbi specifici dell’apprendimento.

Contratti e inquadramento

Nel servizio pubblico il terapista lavora inquadrato come professionista sanitario categoria D, tramite concorso, con contratto a tempo determinato o indeterminato. Nelle strutture convenzionate o cooperative, è più frequente trovare contratti a progetto o a tempo parziale. Nella libera professione, la gestione dell’attività richiede partita IVA, ma può offrire maggiore flessibilità e margini di guadagno più alti.

Il corso di laurea: cosa si studia e come si accede

Per diventare terapsita della neuropsicomotricità bisogna conseguire una laurea triennale in Terapia della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva (classe L/SNT2).

L’accesso al corso di laurea avviene tramite il test per le professioni sanitarie, che si svolge ogni anno a settembre. il test include domande su: biologia, chimica, matematica, logica, cultura generale.

Per prepararti, ti consigliamo di usare manuali specifici, fare simulazioni e, se vuoi un aiuto in più, frequentare uno dei nostri corsi preparatori.

Il percorso unisce una solida preparazione teorica in ambito medico e psicologico con una forte componente pratica orientata fin da subito all’osservazione e all’intervento sul campo. Ecco quello che studierai durante i tre anni.

Discipline biomediche di base

  • Anatomia umana: per conoscere l’organizzazione del corpo e del sistema nervoso centrale e periferico.
  • Fisiologia: per comprendere come funzionano i sistemi motori e sensoriali.
  • Neuroanatomia e neurologia pediatrica: fondamentali per analizzare i meccanismi alla base delle patologie dello sviluppo.

Discipline dell’area psicologica e psichiatrica

  • Psicologia dello sviluppo: per seguire le tappe di crescita del bambino da un punto di vista cognitivo, affettivo e relazionale.
  • Neuropsichiatria infantile: per imparare a riconoscere e trattare disturbi come autismo, ADHD, ritardi mentali, sindromi genetiche e disabilità motorie.
  • Psicopatologia dell’età evolutiva: per interpretare segnali di disagio e disturbi emotivi e comportamentali.

Discipline pedagogiche e riabilitative

  • Pedagogia e didattica speciale: per progettare percorsi personalizzati in base ai bisogni educativi e terapeutici dei bambini
  • Teorie e tecniche della riabillitazione psicomotoria: con focus su approcci come psicomotricità funzionale, relazionale, neurocognitiva.
  • Metodologie di osservazione: per saper leggere e interpretare il comportamento del bambino in modo professionale e non giudicante.

Attività pratiche e laboratoriali

  • Tecniche di gioco terapeutico: il gioco come strumento di relazione, diagnosi e cura.
  • Laboratori di espressività corporea, musicale, grafico-pittorica: per sperimentare strumenti creativi utili nell’intervento terapeutico.
  • Simulazione e role playing: per sviluppare competenze relazionali, comunicative e cliniche.

Tirocinio clinico: il vero cuore del corso

Uno degli aspetti più qualificanti del percorso è il tirocinio clinico obbligatorio, che comincia già dal primo anno e si intensifica progressivamente.

Ogni studente svolge centinaia di ore di tirocinio in ospedali, centri riabilitativi o servizi territoriali, sotto la supervisione di un tutor professionista. Qui ha l’opportunità di:

  • osservare sedute reali di terapia psicomotoria;
  • affiancare il terapista nella progettazione di attività e piani di intervento
  • costruire una relazione diretta con bambini con diverse problematiche evolutive;
  • riflettere sull’esperienza pratica con il supporto di incontri di supervisione.

Questo approccio consente agli studenti di sviluppare non solo competenze tecniche, ma anche capacità relazionali e sensibilità clilnica, elementi fondamentali per lavorare in modo efficace e responsabile nel campo della riabilitazione dell’età evolutiva.

Quanto guadagna un terapista della neuropsicomotricità?

La retribuzione varia in base all’ambito e all’esperienza:

  • nel settore pubblico lo stipendio è intorno ai 1.400-1.800 euro netti al mese, in base al contratto e agli scatti di anzianità;
  • nella libera professione, il guadagno può essere più variabile, ma molti terapisti con una buona rete lavorativa arrivano anche a 2.00-2.500 euro mensili.

La domanda per questa figura è in aumento, soprattutto nelle grandi città e nelle zone con servizi per l’infanzia ben sviluppati.

Sbocchi lavorativi e prospettive future

Una volta ottenuta la laurea e l’abilitazione, il terapista della neuropsicomotricità può intraprendere diverse strade professionali. L’inserimento nel mondo del lavoro è generalmente rapido e stabile, grazie alla crescente domanda di specialisti in ambito evolutivo, soprattutto nei contesti pubblici e privati che si occupano di infanzia e riabilitazione.

Oltre alla pratica clinica, esistono opportunità in ambito educativo e preventivo: alcuni TNPEE collaborano con scuole, nidi, centri gioco o enti locali per proporre attività di screening, formazione, laboratori psicomotori o progetti di inclusione scolastica.

Con l’esperienza e la formazione continua, è possibile specializzarsi ulteriormente frequentando master o crosi post-laurea dedicati a temi specifici come:

  • disturbi dello spettro autistico,
  • disturbi sensoriali e neuromotori,
  • neuropsicologia dell’età evolutiva,
  • psicomotricità relazionale o preventiva,
  • terapie espressive e integrate.

Alcuni terpisti scelgono anche di intraprendere la strada della ricerca universitaria o della docenza nei corsi di laurea sanitari, contribuendo così all’aggiornamento e alla crescita della professione.

È il percorso giusto per te?

Diventare terapista della neuropsicomotricità non è solo una scelta di studi: è una vera e propria vocazione professionale che unisce competenze scientifiche, relazionali ed emotive. Non basta amare i bambini: serve la voglia di stare accanto a chi ha bisogno, anche quando il percorso è lento, faticoso o carico di emozioni complesse.

Se ti riconosci in alcune di queste caratteristiche, potresti essere sulla strada giusta:

  • hai una forte empatia e riesci e metterti nei panni degli altri, anche dei più piccoli;
  • sei paziente, sai aspettare e hai fiducia nei piccoli progressi, senza pretendere risultati immediati;
  • ti piacciono il movimento, il gioco, l’espressività corporea e non ti spaventa “sporcarti le mani” sul tappeto, costruendo relazioni anche attraverso attività pratiche;
  • sei curioso o curiosa di capire come funziona la mente e il corpo, e ti affascina il mondo della neuropsicologia e dello sviluppo;
  • ti senti a tuo agio nel lavorare in squadra, confrontandoti con altri professionisti e dialogando con le famiglie.

Il percorso per diventare TNPEE è impegnativo: richiede studio, coinvolgimento personale e una formazione pratica continua. Ma per chi sente dia vere la gisuta sensisbilità può trasformarsi in una delle professioni più arricchenti e significative che si possano scegliere. Accompagnare un bambino nei suoi progressi, per quanto piccoli, significa fare la differenza nella sua vita e, molto spesso, anche nella propria.

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